Sala Gonin: il tesoro nascosto della stazione di Porta Nuova

La sala d’onore della stazione, nata per ospitare la famiglia reale e per stupire i visitatori con una sintesi perfetta tra funzionalità e bellezza

Ehi ciao! Sapete che dentro la stazione di Porta Nuova c’è uno scrigno di arte e storia che pochi conoscono. Sto parlando della Sala Gonin, nata per essere un ambiente esclusivo, riservato ai viaggiatori di prima classe e, in particolare, alla famiglia reale. Un gioiello ottocentesco che racconta di un’epoca in cui viaggiare era sinonimo di eleganza e prestigio.

Un salotto ferroviario per una città in trasformazione

La Sala Gonin prende il nome da Francesco Gonin, l’artista che, nella seconda metà del XIX secolo, è stato chiamato a decorarla. Sono gli anni in cui Torino, prima capitale d’Italia, si proietta verso la modernità. La stazione di Porta Nuova, inaugurata nel 1851, non era solo un punto di arrivo e partenza, ma un vero e proprio biglietto da visita per la città.

In questo contesto è stata progettata una sala d’onore, destinata a ospitare la famiglia reale e le personalità illustri di passaggio. L’idea è stata chiara sin dall’inizio: stupire i visitatori con una sintesi perfetta tra funzionalità e bellezza.

La Sala Gonin è un gioiello nascosto all’interno della stazione di Porta Nuova a Torino, progettata nel 1861 dall’ingegnere Alessandro Mazzucchetti come sala d’attesa di prima classe per la famiglia reale. 

Decorazioni e Dipinti

Gonin, noto per il suo contributo alla decorazione de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, è stato un maestro nell’arte di raccontare storie attraverso le immagini. Nella Sala Gonin le pareti sono un’esplosione di arte e simbolismo: tre grandi dipinti raccontano l’essenza stessa dei treni del XIX secolo, celebrando gli elementi fondamentali per il loro funzionamento:

  • Terra: che simboleggia il carbone, il cuore pulsante delle locomotive a vapore.
  • Acqua: indispensabile per la produzione di vapore e per mettere in moto i colossi ferroviari dell’epoca.
  • Fuoco: metafora della forza della combustione, motore instancabile dei primi treni.

Questi dipinti non sono semplicemente decorativi, ma rappresentano una sorta di tributo artistico alla rivoluzione industriale che stava cambiando il volto dell’Europa.

Ma il vero incanto si trova alzando lo sguardo. Il soffitto è un capolavoro illusionistico. L’artista ha realizzato un oblò che si apre su un cielo limpido e azzurro, regalando una sensazione di profondità e di aria aperta. Un tocco di poesia, che sembra invitare chiunque entri a sognare nuovi orizzonti.

Un luogo dimenticato e ritrovato

Con il passare degli anni, e il declino del cerimoniale regale, la Sala Gonin è caduta nell’oblio. Utilizzata per scopi più prosaici, fino a essere quasi dimenticata. Solo di recente, grazie a un accurato restauro, è tornata a risplendere.

Oggi, pur non essendo aperta al pubblico su base regolare, la Sala Gonin rimane un simbolo della grandezza storica e culturale di Torino. Ogni tanto sono organizzate visite guidate, un’occasione imperdibile per chi desidera immergersi nella bellezza e nella storia di questo spazio unico.