Mai visto un guerriero sul tetto? A Torino tre vedette sorvegliano la città

Tre sculture luminose di Richi Ferrero vegliano dai tetti di Torino, unendo arte, storia e magia urbana in chiave contemporanea

Chi l’ha detto che i tetti servono solo a riparare? A Torino, come spesso accade, anche ciò che sembra avere una funzione pratica nasconde arte, simboli e… sorprese. Alzate gli occhi: sui palazzi della nostra città si stagliano figure alte e slanciate, armate di lance, archi, frecce. Sembrano uscite da un racconto epico, e invece sono reali. Sono le “vedette” di Torino, tre sculture luminose ideate dall’artista torinese Richi Ferrero, che vegliano sulla città come sentinelle silenziose.

Tutto è cominciato con lui, il Grande Guerriero, installato nel 2006 sul tetto di un palazzo di corso Matteotti. È la rappresentazione di un cacciatore primitivo, un po’ spirito ancestrale, un po’ disegno che prende vita. Di giorno il suo profilo scuro sembra tracciato a matita sul foglio del cielo. Ma è di notte che si trasforma davvero: la speciale vernice riflettente lo accende di una luce azzurro-ghiaccio che buca l’oscurità e trasforma il tetto in palcoscenico.

Passano gli anni, ma l’idea prende piede. Nasce così la seconda vedetta: Sagittaurus, installata nel 2015 all’angolo tra corso Massimo d’Azeglio e corso Vittorio. Un centauro armato, ma non un personaggio qualsiasi: metà arciere, metà toro, richiama i Taurini, gli antichi abitanti della zona, quelli che vivevano qui ben prima che i Romani fondassero Augusta Taurinorum. Una fusione potente tra storia, identità e simbolismo che rende l’opera ancora più affascinante.

Infine arriva Equìnox, l’ultima creazione. Una scultura che pare saltare verso il cielo, armata di balestra, a cavallo, come se stesse per lasciare la città per proteggerla da lontano. Si trova tra via Lagrange e via Giolitti, sopra un palazzo seicentesco, perfettamente sospesa tra passato e futuro. E proprio questo è il cuore del progetto di Ferrero: creare un dialogo tra la Torino barocca e quella contemporanea, tra l’arte classica e l’installazione luminosa.

Il risultato? Una città che non smette mai di sorprendere. Le vedette non sono semplici decorazioni: sono segni, sono simboli, sono sguardi. Non ci osservano per controllarci, ma per ricordarci che Torino è, da sempre, terra di confine e di creatività, di rigore sabaudo e visione artistica. E anche tra i comignoli, può nascondersi una storia.